Corrispondenze

Lettere tra amici: Corrispondenze

Cerco di descriverti quello che sarebbe la nostra idea da realizzare a Ca’du Neng (per Ca’du Neng intendiamo un complesso di costruzioni e terreni agricoli che riunisce tutto ciò che, per ragioni pratiche, è diviso nella gestione tra l’Associazione “Scuola di Energetica Junghiana Hui Neng” e l’Azienda Agricola “Cetriolo Storto”.) Credo che il progetto sia esportabile, con i debiti adattamenti, a qualsiasi altra realtà rurale.

Ecco come immaginiamo le cose: l’idea è quella di una villa francese a cavallo tra il 600 e il 700. Questa villa è abitata da un signore, molto ideale, che sia capace di osservare, senza che le meccaniche del suo Io, interferiscano con il semplice lasciar andare.

Nella parte più esterna, o comunque come un mondo a sé, il cortile dove pascolano e razzolano gli animali. Qui tutto è selvaggio e la cura del luogo è lasciata all’animale con pochissimi interventi umani. L’intento è quello di rappresentare il più possibile situazioni in cui la mediazione intellettuale e, soprattutto, razionale sia al minimo.

Procedendo troviamo un labirinto, un luogo nascosto e dove nascondersi, immerso tra siepi e piante odorose. Potrebbe essere un luogo dove il senso della vista non prevalga, come di solito accade, rispetto agli altri sensi ma, in qualche modo, condivida l’esperienza con gli altri cinque sensi ad un livello paritetico. Profumi, suoni, luoghi nascosti. (Il labirinto mima e agevola il sorgere delle emozioni, cioè di quelle funzioni psichiche che hanno chiari riferimenti ed effetti nel corpo ma non sono più misurabili o quantificabili e neppure riconducibili pienamente a funzioni meccaniche o fisiologiche, avendo profondamente a che fare anche con pensieri, idee e prodotti mentali.)

Vengono, poi, gli orti, regno dell’ordine e dell’attenzione. Gli orti saranno gestiti secondo criteri morbidamente sinergici, così come l’esperienza ci sta insegnando. Negli orti prevale la ragione e insieme ad essa i sentimenti che traendo il loro spunto, la loro energia, dalle emozioni, si incontrano con una progettualità che guarda al senso. L’orto è il luogo dove si coltiva ciò che sostiene la vita: il nutrimento.

Andando oltre, ecco il giardino della bellezza. Spazi dove meditare o dove ritirarsi, magari alla ricerca del senso, luoghi dove possa avvenire l’incontro tra chi si prende cura di se stesso e, magari anche degli altri. Un posto dove ha sede la meraviglia e il sostenere la ricerca. Ogni cosa guarda al di là dell’egoismo e della proprietà.

Infine, la villa, il corpo centrale e il baricentro del territorio: luogo di accoglienza, di scambio, dove vivere una quotidianità rivolta all’affermazione di quei valori di transizione e di resilienza che sembrano gli unici in questo momento storico capaci di farci guardare al futuro con speranza invece che con orrore e terrore. Vorremmo la villa abitata dalla consapevolezza senza volti, priva di etichette ma presente, aperta e senza pregiudizi, chiara e priva di offuscamenti e soprattutto rilassata, capace così di incontrare l’Altro per accompagnarlo in quel progetto che conduca alla libertà.

Come ormai avrai chiaramente capito la nostra intenzione sarebbe quella di rappresentare simbolicamente sulla terra ciò che vorremmo fosse dentro di noi, in quel legame che è anche unione, prima e unità, dopo, che nei tempi antichi chiamavamo yoga.

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