Umanità in accordo ䷌同人
Tong k1176a, 1506: insieme, in comune con, riunirsi, radunarsi, somigliare, identico, lo stesso, unione, concordia, armonia
L’ideogramma Tong rappresenta la ciotola cinese e il suo coperchio. Al di sotto è rappresentata la ciotola in senso stretto, benché la forma attuale del segno sia quello della bocca, al di sopra si trova il coperchio. Il dettaglio importante è la misura rispettiva dei due caratteri. Il coperchio ha un diametro ben superiore a quello della ciotola. Se la combinazione di questi due segni significa insieme, unione, concordia, ciò è in ragione di questa caratteristica tutt’oggi attuale della ciotola cinese. Rappresenta due oggetti differenti nella forma e nella taglia e nel medesimo tempo rassomiglianti, simili per analogia (l’una e l’altro servono al nutrimento).
Resi simili dall’uso e differenti dalla forma, questi due elementi costituiscono insieme un’unità coerente; da qui viene l’idea centrale dell’esagramma: riunire il dissimile, armonizzare le differenze (vedi 58 Dui).
Questo carattere si impiega anche per rendere i numerosi binomi moderni costruiti con il prefisso co– come collega, compatriota, compagno etc. All’inizio del XX secolo è stato utilizzato per rendere in Cinese il termine marxista compagno, in un binomio in cui era accoppiato con un carattere che significa volontà, aspirazione. Il compagno cinese era colui con cui si divideva una volontà, un’aspirazione, un’ideale.
Ren k388a, 5382: essere umano, persona, gente. L’ideogramma rappresenta l’essere umano in generale. Per esprimere questa idea i cinesi hanno scelto una caratteristica che differenzia l’essere umano da tutte le altre specie viventi. Egli si tiene in piedi sulle zampe posteriori e assume una posizione eretta. Tuttavia questa definizione dell’essere umano è, verosimilmente, tardiva. Le forme più arcaiche di questo segno mostrano, piuttosto, una persona in un atteggiamento di preghiera. Questa grafia lascerebbe supporre che, prima di essere antropologica, l’idea che gli antichi cinesi si fecero dell’essere umano fu, innanzitutto, spirituale.
Intendersi con tutti: tra le 64 situazioni descritte nel Yijing, solamente due sono nominate facendo riferimento all’essere umano: intendersi con tutti e gente del clan (37 Jia Ren), e, ognuna, parla di un polo particolare delle relazioni umane. Come scriveva il romanziere Han Suyin: i parenti e gli amici sono la doppia pietra angolare della struttura cinese, la parentela si tesse fin dal grado più lontano dei tempi, l’amicizia nasce da ogni sorta di incontri orizzontali.
Nell’una come nell’altra situazione è il primo carattere del loro nome che segna la specificità. Qui con intendersi, l’accento è messo sui rapporti orizzontali e comunitari, tra membri di una stessa generazione, mentre nell’esagramma 37 Jai Ren attraverso il concetto di clan, l’accento è posto sui rapporti verticali tra differenti generazioni all’interno della grande famiglia.
Questi due punti di vista sono rappresentati in ognuno degli esagrammi con degli oggetti relativi alle situazioni rappresentate. Il maiale, nell’esagramma 37 Jia Ren, per il suo aspetto rituale e, nel nostro esagramma, un utensile più usuale, una ciotola ed il suo coperchio.
Tong Ren Tuan
同人于野 Tong ren yu ye – L’umanità in accordo va verso la campagna
亨 heng – fluido
利涉大川 li she da chuan – armonico attraversare il grande corso d’acqua
利君子貞 li jun zi zhen – armonica la correttezza del maestro interiore
Il nome dell’esagramma rappresenta l’obiettivo da raggiungere: occorre portare lo spirito di concordia il più lontano possibile. In questo senso, la campagna rappresenta il limite delle terre coltivate al di là del quale non si trovano che barbari. Nel sistema cinese di divisione territoriale sono presenti quattro zone: la città, i sobborghi, le campagne e la foresta. Qui siamo nella zona che è ancora segnata dall’attività umana: campi coltivati e pascoli. Questa modalità si può sviluppare solamente essendo in grado di riconoscere e di accettare ciò che sembra la cosa più diversa e differente. Un tale obbiettivo non si può ottenere se non si è centrati su se stessi. Bisogna ammorbidire le proprie abitudini e fare lo sforzo di buttarsi in mare e di lasciare le cose conosciute per andare incontro ad altri territori. Questo movimento esige non solamente coraggio, ma morbidezza, perspicacia e costanza. Al fine di far sì che il contatto con l’altro non produca, per le divergenze di opinione o di interesse, lontananze e malintesi. Se ci lasciamo guidare dall’immaginazione questo esagramma rappresenta un esercizio di addomesticamento delle pulsioni primarie, contenute a livello del dan tian inferiore, allo scopo di poter incontrare l’altro sul piano del desiderio e di una progettualità che rendano solide le basi della costruzione di un rapporto. L’esagramma ci fa pensare ad un contenitore, sito in basso, dal quale irradi la luminosità solare che rischiara e riscalda ogni luogo del cielo. E come questo calore contiene in sé la forza yang dell’energia dinamica e il tepore yin da cui tale forza si sviluppa, così la gente concorde ha bisogno, esternamente, di regole precise e chiarezza e, all’interno, di morbida capacità d’accoglimento e dolcezza che permetta alle regole della concordia di non irrigidirsi in un sistema soffocante.
In questo senso ci piace ricordare l’episodio in cui Eraclito, filosofo greco di Efeso, vissuto intorno al IV secolo a.c., interrogato dai cittadini a proposito della concordia, si fece portare una coppa all’interno della quale versò dell’acqua e della farina di avena e, con un ramoscello di menta, mescolò il tutto. Tale bevanda ha nome kikeon, nome che deriva dal verbo kikeomai che significa mi muovo. Così la concordia nasce dal movimento, dalla trasformazione, che sola può avvenire dove vi sia spazio per la danza degli opposti.
Le linee
13 Tong ren Umanità in accordo
9 all’inizio
同人于門 Tong ren yu men Umanità in accordo verso la porta
无 咎wu jiu non (c’è) danno
L’archetipo che viene qui simbolizzato, al suo stadio di sviluppo iniziale, non presenta difficoltà. Il sentimento di accordo e solidarietà incontra la grande porta della casa cinese. Essa ha due battenti ben rappresentati dall’ideogramma ed è la residenza della famiglia e del clan. A questo stadio iniziale il potere dell’archetipo si esprime, appunto, in ciò che sta nei pressi, in un orizzonte limitato a ciò che attiene alla famiglia e a ciò che è sta dentro e fuori dall’uscio familiare. La porta permette di entrare e di uscire, è un luogo dove l’interno e l’esterno si incontrano. Nel corpo umano simbolizzato della medicina energetica cinese ritroviamo diversi punti men, che indicano luoghi attraverso i quali l’energia può entrare come uscire. Come ogni limite, ogni passaggio, porta con sé, semanticamente, elementi comuni alle dimensioni che separa. L’accordo è la via maestra affinché le due dimensioni possano armonizzare, senza conflitti. Occorre, quindi, prudenza, concetto che si rafforza nella prossimità con la seconda linea yin in posizione consona.
6 al secondo
同人于宗 Tong ren yu zong Umanità in accordo riguardo al Tempio Ancestrale
吝 lin attaccamento eccessivo
Nel mondo cinese, quindi nel mondo dello Yijing, l’eccesso è sempre negativo, il troppo è sempre rischioso e genera blocchi nel fluire delle cose. Se alla prima linea il riferimento alla famiglia e, quindi, a un principio identificativo particolare, indicava una tendenza, comunque, all’andare verso, qui l’identificazione si fa eccessiva e va contro a quel movimento di accordo solidale e generale che l’energia di questo simbolo vuole rappresentare. Certo per i cinesi la famiglia, il clan, gli antenati e i maestri rappresentano un valore indiscutibile, quando, però, non divengono una fissazione che impedisca il rapporto con il mondo. Attenzione all’attaccamento eccessivo a qualsiasi cosa, anche la più preziosa. Il libro, come sempre, ci stupisce. La seconda linea, unica yin dell’esagramma, in posizione consona e in relazione con la quinta anch’essa imposizione consona (in questo caso yang) nella sua felicità nasconde un pericolo e porta l’unico apprezzamento mantico negativo dell’esagramma: quell’eccesso che potrebbe fissare, irrigidire, focalizzare bloccando ciò che nel Qigong si chiama shu, il flusso armonico, morbido delle cose, unico atteggiamento che permette l’elasticità che è resilienza e, quindi, la durata nel samsara come nel nirvana, a-dualmente non differenti.
9 al terzo
伏戎于莽 fu rong yu mang Celare le armi nel fitto del bosco
升其高陵 sheng qi Gao ling salire sul proprio elevato tumulo
三歲不興 san sui bu xing per tre anni non rivelarsi
La terza linea rappresenta il momento di passaggio tra interno e esterno e, in questo caso si presenta in prossimità di una seconda linea debole e pericolosa. Nel processo di una relazione che porti all’accordo tra umani ognuno deve rapportarsi con le proprie e le altrui radici, uscire da esse e fiorire, per così dire, nella considerazione di ciò che non appartenendogli è da lui diverso. Questo non può essere che un percorso lungo e complesso. Infatti il numero di tre anni rappresenta un ciclo di transizione che si completa. Non si può rimanere attaccati alle proprie visioni, rappresentate dal tumulo ancestrale, tipica tomba cinese, ma non si è ancora pronti per un incontro del tutto armonico, dato che dall’altra parte c’è ancora un fitto bosco che impedisce la visuale. Allora occorre salire ad un punto di vista più elevato che permetta, in una identificazione completa, almeno un primo sguardo verso l’identità.
9 al quarto
乘其墉 Cheng qi yong Governare i propri bastioni
弗克攻 fu ke gong nulla impedisce il successo meritorio
吉 ji apertura
La quarta linea, quella del Primo Ministro, è yang in una posizione non consona, ma in prossimità di una linea sovrana anch’essa solida. Per trovare l’accordo occorre avere una chiarezza interiore che deriva dalla conoscenza di sé. Solo così sarà possibile incontrare l’altro e trovare un rapporto armonico. Nel momento in cui un percorso individuativo sia giunto alla conoscenza di sé, sul piano di una identificazione che nell’anima si strutturi in quell’incontro tra maschile e femminile, yang e yin, se volete, che permette l’accesso all’alchemico matrimonio interiore, allora, nel governo di sé (cheng significa nel lessico buddista, per esempio, il veicolo, il mezzo usato per raggiungere l’illuminazione e corrisponde al sanscrito yana), si potrà guardare all’incontro con l’altro (il gong simbolizzato in questo archetipo) capaci di autoregolarsi, unica reale possibilità di realizzare l’anarchia taoista. Questa situazione non può che essere favorevole.
9 al quinto
同人 Tong ren Umanità in accordo
先號咷 xian hao tao dapprima piangere a calde lacrime
而後笑 er hou xiao eppure in seguito sorridere
大師 da shi il grande generale
克相遇 ke xiang yu è capace di incontrarsi
Nella posizione sovrana troviamo una linea yang che corrisponde, seppure all’interno di una sequenza di quattro linee dello stesso genere, con l’unica linea yin dell’esagramma. Il nome dell’esagramma si presenta subito e senza più alcun riferimento preciso, come invece nelle prime due linee, indicando che a questo livello si realizza nella sua pienezza la potenza dell’archetipo. Ci sono, però, delle condizioni da osservare. Perché l’incontro avvenga si deve manifestare la figura del da shi il grande generale, colui che è a capo dell’armata e, quindi, pienamente consapevole delle forze che ha a disposizione. Egli deve aver compiuto il cammino verso l’identificazione e aver pienamente realizzato il matrimonio interiore che porta alla conoscenza di sé in sé. Solo ora è possibile guardare a sé nell’altro realizzando quell’identità che permette di riconoscersi. Ci si incontra quando ci si riconosce, altrimenti ognuno non può che restare nel proprio particulare di guicciardiniana memoria[1] Mettersi in accordo non significa assolutamente negare se stessi per mettersi a disposizione ma, piuttosto, esserci in risonanza con l’altro in una parità che si accordi con la differenza. Qualsiasi sia la questione è opportuno, ora, ma direi sempre, sviluppare questa posizione.
9 in alto
同人于郊 Tong ren yu jiao Umanità in accordo tende verso i sobborghi
无悔 wu hui assenza di rimorso
I sobborghi rappresentano una delle quattro zone in cui è diviso lo spazio nell’antica Cina. Esse sono: la città, i sobborghi, appunto, la campagna e la foresta. Nell’area dei sobborghi le abitazioni e l’ambiente naturale si compenetrano. Nella sesta linea, come al solito, si sottolinea il fatto che l’energia è andata un po’ oltre o rischia di farlo. Se alla quinta linea la visuale si apriva su un’umanità in accordo tout court e nella realizzazione di ciò che Eraclito chiamerebbe armonia, qui si accenna al fatto che, secondo il pragmatismo cinese, a volte un’aspirazione troppo ambiziosa rischia di farci perdere il particolare realizzabile contro una posizione che potrebbe risultare utopica. in tutto ciò non vi è rimorso.
Tong Ren Xiang
天與火 tian yu huo – Il Cielo si accorda col fuoco
同人 Tong ren – Umanità in accordo
君子以 jun zi yi – il maestro interiore usa
類族 lei zu – raggruppare i Clan ( considerare secondo la specie)
辨物 bian wu – per distinguere gli esseri ( l’essere)
I trigrammi che formano questo esagramma sono il Cielo e il Fuoco. In alto sta il Cielo che manifesta all’esterno la sua chiarezza e luminosità, e, in basso, il fuoco che, manifestandosi all’interno, concorda con la luce celeste. Questo accoppiamento è caratterizzato dall’incontro potente di due forze elementali concordi. E’ il momento di andare verso l’altro. Dato che questo incontro avviene in un clima luminoso e pieno di energia è possibile, in questo farsi incontro, fare intendere all’altro la propria differenza in modo che ogni parte possa manifestarsi nella sua specificità, all’interno di una organizzazione armonica. Si tratta qui di un incontro tra esseri umani, malgrado la particolarità di ciascuno. Il momento, però, non è quello di abbandonarsi ad un sentimento di indistinto affetto universale ma, piuttosto, quello di compiere il difficile percorso tra le speranze di fraternità e il loro concretizzarsi nella realtà. Questa situazione è certamente vigorosa e dinamica. La struttura dell’esagramma è caratterizzata da una maggioranza di tratti yang, fatto che, per contrasto, sottolinea l’importanza del solo tratto yin, posto in seconda posizione. Tale componente yin, comunque, sta ed è limitata alla posizione interiore dell’esagramma e, benché uno spirito di accoglienza sia qui indispensabile, il linguaggio, piuttosto bellicoso, di tutto il testo riguardo a questo esagramma indica che, andare verso l’altro, non significa per nulla rinunciare al proprio punto di vista ma, piuttosto, prendersi il rischio di affermarlo. Aprirsi alla differenza è un ideale difficile da perseguire ed è importante percorrere le varie tappe che portano la speranza di una realizzazione armonica. Occorre portare dentro di sé cordialità e amicizia, cercando con fermezza di comunicarle agli altri.
[1] “Io non so a chi dispiaccia piú che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de’ preti; sí perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sí perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dipendente da Dio; e ancora perché sono vizi sí contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto con piú pontefici, m’ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato Martino Luther quanto me medesimo, non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata e intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a’ termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autoritá.” F. Guicciardini, Ricordi, II serie, 28
