Esaminare le corrispondenze ䷇比
k566g – 570, 5894. Vicinanza vicino, conforme, uguale, l’uno appresso all’altro, concorrere, eguagliare. Anticamente: alleanza reciproca di cinque famiglie, combinato, unito, andare insieme con, seguire, concordante, partigiano, aiuto, successivo, ravvicinato, denso, spesso.
L’ideogramma è formato dalla ripetizione del segno generale dell’essere umano. Molti caratteri sono formati su questo modello. Uno di questi rappresenta due esseri umani schiena a schiena. Tale è il segno del Nord, la direzione cardinale alla quale conviene voltare le spalle, un altro li rappresenta l’uno dietro l’altro. Nel corso dei secoli questo carattere venne a significare un movimento di adesione verso l’esterno, per cui il senso divenne seguire, fino al senso di prendere parte alla gestione e ancora si estese a senso della marcia fino a quello, particolare e specifico, di piede. La semplificazione dei caratteri che sotto il regime maoista avvenne nel 1957, ha ridonato a questo carattere la sua forma primitiva: due persone che si seguono. Il nome di questo esagramma è, invece, un concetto inverso. Esso rappresenta due personaggi l’uno dietro l’altro, ma rivolti in senso opposto; si dirigono, quindi, verso l’interno, si ripiegano su se stessi, vanno verso il proprio villaggio. Di qui deriva il senso di mutua alleanza di cinque famiglie che si riuniscono presso il più anziano per il culto degli antenati defunti. Questo riferimento al culto ancestrale si ritrova nel carattere antenata composto da questo carattere assieme al segno generale della femmina. L’alleanza di cinque famiglie fu il primo grado dell’organizzazione sociale dei villaggi. Il verbo espresso da questo esagramma è raggruppare per confrontare, quindi, creare categorie, cioè gruppi di cose che siano omogenei per una qualche caratteristica. Simbolicamente è rappresentata qui l’unione nata dalla identificazione in una stessa struttura.
Bi Tuan
比 Bi – L’esaminare le corrispondenze
吉 ji – situazione favorevole
原筮 yuan shi – esaminare a fondo ( risalire alle cause prime) la divinazione con i bastoncini di millefoglie
元永貞 yuan yong zhen – originario eternamente in movimento corretto
无咎 wu jiu – non c’è danno
不寧方來 bu ning fang lai – non tranquillizzarsi, da ogni lato arrivano
後夫凶 hou fu xiong– in seguito per il padrone di casa insidia
L’azione che è rappresentata in questo esagramma, è la necessità di costituire un perno intorno al quale le energie possano raggrupparsi. E’ necessario, quindi, non fermarsi ad un solo responso, ma ricorrere ad un secondo interrogativo, dopo aver posto i cardini della situazione. Fondare se stessi per, poi, discriminare gli elementi su cui fondare le proprie azioni. Quando si è fondato se stessi in maniera ferma, allora vengono gli elementi di inquietudine, allora occorre ri-orientarsi e ri-dirigersi. Tutto ciò va fatto senza aspettare un dopo, un tempo successivo o senza assumere una posizione secondaria quando si è padroni di casa.
Se ci abbandoniamo alla immaginazione veniamo attratti da due elementi fondamentali: il primo è indubbiamente il ri-assemblarsi di tutte le forze yin attorno alla posizione regale, proprio come un movimento di apertura totale verso colui che possiede il decreto celeste. Il secondo elemento è, invece, di isolamento della sesta linea, come situazione in cui si agisce tardivamente e senza quella coordinazione attorno al principio comune che, sola, può portare all’individuazione di una apertura verso il cielo e l’armonizzarsi con i suoi decreti, necessaria al discepolo del Dao per percorrere fino in fondo la sua via. In questo senso possiamo riferirci ad un momento della pratica in cui occorre che Ming Men e Dan Tian superiore, essendo entrati in relazione, si scambino ruoli e contenuti. Se dal punto di vista del jing, cioè dell’essenza materiale e fisica, il Ming Men svolge una funzione di controllo e il Dan Tian una funzione di contenimento, nel momento in cui la pratica trasformativa innesca determinati passaggi di trasformazione, occorre che lo yang si faccia ricettivo e lo yin penetrante. Ciò avviene ad ogni passaggio di livello energetico, così come, ad ogni consolidamento di un livello, le funzioni e i ruoli debbono tornare ad essere quelli della base.
Le linee
6 all’inizio
有孚比之 you fu Bi zhi Avere corrispondenza ( tra interno e esterno, forma e sostanza) Esaminare la corrispondenza sottende
无咎 wu jiu non c’è danno
有孚盈缶 you fou ying fou avere corrispondenza (e) traboccare l’orlo dell’orcio
終來有它 zhong lai you tuo completare un ciclo (e) accogliere ciò che viene porta l’altrove
吉 ji situazione favorevole
Prima linea in posizione non corretta, eppure formule mantiche favorevoli. Meraviglie della morbidezza cinese. Non c’è danno nel mantenere la misura, ma anche nel mantenerla occorre non perdere la misura. Viene, guardando al futuro, il momento in cui occorre chiudere un ciclo e cambiare. Allora non bisogna restare in una corrispondenza che sottende l’equilibrio, ma accedere a qualcosa di altro, un altrove appunto, che spezzando l’equilibrio riporti l’armonia, cioè il movimento, il mutamento, al versatilità, Yi.
6 al secondo
比之自內 Bi zhi zi nei Avere corrispondenza sottende natura originaria interiore
貞吉 zhen ji correttezza favorevole
Al posto del prefetto c’è corrispondenza nello yin. E, inoltre, c’è corrispondenza, l’unica di questa figura, con la posizione del sovrano, unica linea yang, in posizione appropriata. La grande corrispondenza individuale, interiore, per ognuno, è corrispondere alla propria natura originaria. Essere, quindi, allineati con la luce interiore del proprio Sé. A questo livello si parla di una corrispondenza nello yin, come di un ascolto che può avvenire solo quando tutto intorno è silenzio, quando le voci dell’io piccolo, individuale, offuscato dai kleśa[1], siano placate. Solo allora in quella correttezza auspicata dalla formula mantica, la luce interiore del Sé sorgerà come un’aurora.
6 al terzo
比之匪人 Bi zhi fei ren Avere corrispondenza con non-persone
Secca affermazione che denuncia la fragilità di questo momento di passaggio tra dentro e fuori, tra l’interiore e l’esteriore. Circondato da tratti yin, questa linea offre l’immagine di un momento in cui non si trova un orientamento solido e, allora, si corre il serio rischi di unirsi a fei ren. Questa espressione indica individui che, per diverse ragioni, non sono in armonia con la via e la virtù. Nel lessico buddista verrà ad indicare esseri non umani, forse, demoni. E’ l’unica linea dell’esagramma dove non vi è segno di apertura e favore.
6 al quarto
外比之 wai Bi zhi Fuori avere corrispondenza sottende
貞吉 zhen ji correttezza (e) apertura
Siamo al primo livello esteriore. Le cose cominciano a divenire esteriormente evidenti. Non stiamo, quindi, parlando di qualcosa che riguardi solamente l’intimità dell’individuo, ma è un fatto pubblico e in relazione con una concretezza fattuale. La vicinanza con la linea sovrana carica di ancor maggiore responsabilità il posto del Primo Ministro che è corretto in posizione yin rispetto allo yang della quinta linea. Assistere e sostenere un’opera che sia collettiva prefigura la capacità regale di mettere in accordo le cose.
9 in quinta
顯比 xian Bi Visibilmente aver corrispondenza
王用三驅 wang yong san qu il re usa tre volte incitare
失前禽 shi qian qin lasciarsi scappare la selvaggina davanti
邑人不誡 yi ren bu jie la gente della capitale non richiamare all’obbedienza
吉 ji apertura
Unico tratto solido dell’esagramma e, per di più, nella posizione del sovrano, questa linea attrae a sé tutto ciò che di robusto c’è intorno. Il re usa incitare per tre volte, che nel mondo cinese significa la completezza di un ciclo nelle sue fasi attive. Se l’unica linea yang perde la sua solidità qualcosa viene a mancare e, per quanto il sovrano si attivi e sia presente, qualcosa sfugge e si deteriora ( altro senso del carattere Shi). Pur tuttavia il presagio è favorevole se Bi diviene Kun.
6 in alto
比之无首 Bi zhi wu shou Aver corrispondenza senza capo
凶 xiong insidia
Alla sommità dell’esagramma, oltre la linea sovrana dove sta l’unico yang, ancor più del solito, perno dell’esagramma, si manifesta un mutamento. Il carattere Shou non solo il capo come parte anatomica, ma il concetto di capo come colui che comanda, dirige, sta sopra. Qui la corrispondenza sfuma e l’insidia della disarmonia fa capolino facendo presagire il pericolo di ritrovarsi da soli e senza punti di riferimento, né interni e, neppure, esterni. Come al solito la sesta linea accenna a un eccesso, ad un essere andati troppo oltre.
Bi Xiang
地上有水 di shang you shui – La terra sopra ha la corrente
比 Bi – Esaminare le corrispondenze
先王以 xian wang yi – i re dell’antichità usavano
建萬國 jian wan guo – fondare diecimila città
親諸侯 qin zhu hou – per creare rapporti favorevoli tra feudatari
Il ricettivo sta sotto, fa da base ad una situazione fluttuante all’esterno. La situazione rappresenta la potenzialità dello yin e della morbidezza nel creare rapporti favorevoli, di collaborazione e alleanza tra le parti in causa. L’unica linea yang è al quinto posto. Così l’immagine ci parla dei mitici sovrani dell’antichità in cui il potere umano era in armonia con il cielo, modello ideale del discepolo del Dao. Tale modello, per essere seguito, necessita di un atteggiamento di apertura ricettiva che permetta alla regola celeste di informare la realtà di chi deve dirigere e organizzare. Egli, a sua volta, creerà un sistema di diecimila città che rappresentino una rete di alleanze e cooperazioni tra i nobili incaricati di governarle. E’ interessante precisare la relazione tra i termini Guo e Hou. Guo significa un’area occupata da costruzioni umane; questa è la zona centrale dello schema territoriale dello sistema cinese, che comprende città, sobborghi, campagne e foreste. In qualche modo, questo termine richiama l’idea di una città-stato che, nelle sue componenti, contenga tutte gli elementi necessari ad una sua autonoma esistenza. Hou, invece, è il termine con cui si indica un potere esecutivo periferico contrapposto ad un potere decisionale centrale. L’idea che sembra porsi in questa relazione è quella di un’organizzazione dello stato all’interno della quale feudatari incaricati di governare ciascuno un territorio, tra gli innumerevoli che sono stati creati, si ponga a favorire (qin) un accordo di cooperazione e di alleanza governato dalla figura del re Wang. Alleanza è, quindi, l’elezione di un centro attorno al quale diverse forze vengono a costituirsi in un insieme gerarchizzato. Questa convergenza di tutte le componenti di un gruppo o di un individuo si organizza intorno ad uno scopo o ad un progetto scelto come prioritario nella circostanza. Per fare ciò necessitano due operazioni: sapere di volta in volta fare il punto delle forze presenti e superare gli ostacoli con decisione. Tali operazioni sono precisamente quelle che vengono effettuate nel momento in cui ci si ponga a interrogare lo Yijing.
Occorre uscire dall’inquietudine e centrarsi. Secondo Javary e Faure è possibile che la scelta di porre questo esagramma in ottava posizione sia un’eco del significato generale del numero otto come emblema di una organizzazione di insieme. Tutte le forze yin rispondono all’appello della linea sovrana, si radunano intorno all’unico tratto yang. L’idea dell’organizzazione sociale dell’antica Cina è organizzata intorno alla figura di un personaggio centrale, il re, che rappresenta il polo di convergenza che assicura coerenza e durata all’insieme. Nell’antica Cina l’organizzazione collettiva si imperniava intorno alla gestione dell’acqua: pozzi, irrigazione dei campi, gestione e manutenzione comune delle dighe. Lo Huang He, il fiume Giallo, le cui inondazioni costanti rappresentavano un’angoscia per gli abitanti, necessitava di una regolazione attraverso dighe e opere d’argine. Occorreva, quindi, una grande organizzazione sociale per contenere e regolare le piene del fiume. Il legame che si stabilisce tra i feudatari per favorire la coesione sociale è l’immagine di ciò su cui si fonda ogni organizzazione, e, in particolare, il processo identificativo e la strutturazione dell’Io che, radunando nell’autocoscienza tutti gli elementi pulsioni e emotivi di un individuo, agisce come fondamento della personalità. L’energia volta ad unire forze disparate in un insieme gerarchizzato, capace di arginare le forze strabordanti, costituisce l’elemento significativo centrale di questo esagramma.
[1] I kleśa – contaminazioni, offuscamenti, concetti tipici della tradizione induista, in particolare yogica – sono: Avidya: ignoranza; Asmita: senso dell’Io, egoismo; Raga: passione-attaccamento; Dveśa: avversione-repulsione; Abhiniveśa: attaccamento all’esistenza e paura della morte. Questi vengono ripresi e sintetizzati nella tradizione buddista come Avidya, Raga, Dveśa.